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Alla conquista dell'Himalaya

Tutte le emozioni sono arrivate durante la discesa!

Simon Essig del Gruppo fischer ha avuto il coraggio di un’impresa che in pochi osano tentare: l’alpinista ha conquistato l’Island Peak, una delle cime di seimila metri della catena dell’Himalaya.

Determinazione, tenacia e prudenza hanno portato Simon in vetta. Qualità che lui considera indispensabili anche in fischer. Un passo avanti, mezzo passo indietro. 

“Posso farcela?” è la domanda che continua a passare per la testa di Simon Essig mentre lotta per raggiungere la vetta dell’Island Peak - 6.189 metri - sulla catena montuosa in cui si trova anche l’Everest - e mentre continua a sprofondare. Al mattino sono caduti 20 cm di neve fresca e le dune di neve rendono difficile la salita già ripida di per sé.

Molti al suo posto avrebbero abbandonato la spedizione ma le condizioni avverse per Simon sono uno stimolo: ha lavorato molto per questa sfida e vuole affrontarla a mente lucida.

Una preparazione lunga tre mesi

Camminare con il vento e il ghiaccio a oltre seimila metri di altitudine non è un’impresa facile. Il 31enne ha trascorso tre mesi a prepararsi per il viaggio, di tre settimane, nel maggio 2018. Ha corso per 250 chilometri sul tapis roulant, perfezionando poi la sua forma fisica nella palestra fischer di Tumlingen.

Un amico dei tempi del liceo lo ha accompagnato in Nepal e arrivati sul posto incontrano la guida alpina locale e due sherpa. Simon ha già fatto trekking sull’Himalaya, ma voleva fare qualcosa di più. 

“Raggiungere e superare i miei limiti personali è quello che mi spinge ad andare avanti”, dice Simon. Da quel trekking ha imparato due cose: avere in valigia un sacco a pelo per temperature estreme, fino a -44 gradi Celsius e scarpe ancora più robuste. “Congelarsi a quell’altitudine non è tanto divertente”, dice con un sorrisetto. “E avere delle buone scarpe ai piedi è come fare un’assicurazione sulla vita”.

L’arrivo sulla pista con le “gobbe”

All’inizio di un tour in montagna fuori dall’ordinario, Simon deve affrontare un viaggio temerario, ma che non può evitare: l’aeroporto di Lukla, in Nepal, è considerato uno dei più pericolosi al mondoA causa dell’altitudine a cui si trova, 2.800 metri, viene chiamato anche “altiporto”. Da qui, attraverso i valichi di montagna, Simon arriva fino a Namche Bazar, la porta d’ingresso nella regione del Khumbu. Per Simon è il punto di partenza della spedizione.

Fare il pieno di energie ai piedi della montagna

Nei giorni successivi, il gruppo segue il sentiero passando davanti a laghi di montagna e attraversando valli impervie. Giorno dopo giorno ci si abitua all’aria gelida e rarefatta e alle temperature ben al di sotto dello zero. Quando giunge ai piedi dell’Island Peak, si trova a poco meno di 5.000 metri: è il momento di raccogliere tutte le sue forze per affrontare la salita.

Salire sì, ma con prudenza

Finalmente è arrivato il momento: all’una di notte gli scalatori si mettono in marcia. Nonostante tutta la sua determinazione e ambizione, Simon si dimostra prudente: “L’obiettivo non è solo arrivare in cima, ma ritornare giù tutti interi”. La salita richiede al corpo tutte le energie. Inspirare ed espirare diventa sempre più difficile, ma Simon è molto concentrato. Il gruppo attraversa crepacci profondi 50 metri su scalette traballanti. Ma non sono ancora arrivati al passaggio più difficile: l’abbondante nevicata della notte precedente li mette a dura prova: i piedi affondano. “Tutto deve essere perfettamente calcolato” dice Simon “La tecnica, la messa in sicurezza. Ogni passo falso può avere conseguenze”.

Respirare profondamente sul tetto del mondo

Simon e i suoi compagni si arrampicano per otto ore, superando i 1.100 metri di dislivello.

Ed eccolo lì: il punto più alto, a 6.189 metri. Salti di gioia sul tetto del mondo? Meglio di no: le vette sono luoghi inospitali.

Fa freddissimo e tira vento. “Almeno il tempo di fare una foto”, dice ridendo. “Ma non si può stare fermi a lungo”. Il tempo può cambiare da un momento all’altro e ci si raffredda pericolosamente in fretta. Dopo qualche centinaio di metri di discesa, la tensione si allenta. “Le emozioni sono arrivate tutte durante la discesa”, racconta Simon. Volgere lo sguardo indietro, verso la vetta sembra quasi surreale. 

“Sono stato davvero là oggi? Ci vuole tempo per rendersene conto”. Simon e i suoi compagni impiegano sette ore per scendere dalla vetta. Dopo ben 15 ore dalla partenza all’alba raggiungono il villaggio successivo sani e salvi!

Un autentico fischer originale!

… come fischer DuoPower, un tassello innovativo di alte prestazioni, è stato portato da Simon in Nepal, e lo ha fotografato sullo sfondo mozzafiato dell’Island Peak. Simon stesso è un “fischeriano” in tutto e per tutto e ha un legame con l’azienda sin da quando era piccolo. 

Suo padre ha lavorato in fischer per 45 anni e anche Simon è in azienda da 11 anni.Dopo gli studi di ingegneria meccanica, ha lavorato nel campo della produzione tecnologica dei metalli.

Oggi è un team leader. Le sfide che deve affrontare Simon – nel suo lavoro quotidiana presso la sede di Tumlingen e sui ripidi pendii innevati dell’Himalaya - possono essere di vario tipo.

Ma i punti di forza che portano all’obiettivo in entrambi i casi sembrano essere gli stessi dice Simon: “Curiosità, grinta e voglia di mettersi alla prova. È questo che conta.”

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